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La bioedilizia e il consumo di risorse

Novembre 11, 2007

Negli ultimi anni si è parlato molto di effetto serra, riscaldamento del pianeta, consumi energetici elevati, fonti rinnovabili, ecc. Questo argomento è preso sempre più in considerazione dai mezzi di comunicazione.

Effettivamente è un problema serio che riguarda tutti noi e in particolare il nostro futuro, e proprio per questo motivo si è iniziato a valutare con maggiore attenzione il risparmio energetico. Come conseguenza di questo fatto, il mercato legato al risparmio energetico è cresciuto enormemente, toccando molti settori lavorativi, tra i quali l’edilizia. Un dato importante: gli edifici producono il 40% del consumo energetico e dell’inquinamento da CO2, quindi risolvendo il problema legato all’edilizia si avrebbe una notevole diminuzione dei consumi energetici. Per farlo lo Stato ha promulgato un Decreto Legislativo (D. Lgs. 311) nel quale è stata introdotta la certificazione energetica degli edifici. In pratica gli edifici vengono classificati, un po’ come accade con gli elettrodomestici, in base alla loro classe di consumo. Ci sono 6 zone climatiche, dalla A alla E, e le nuove costruzioni devono rispettare i valori previsti per quella data zona.

Con questa legge si prevede di ridurre il consumo di circa il 70-80%; viene applicata a tutti gli edifici realizzati dopo l’8 Ottobre 2006 e sono previste sanzioni che vanno dal 30 al 70% della parcella del progettista che non rispetta le indicazioni contenute. Gli effetti che ha avuto questa legge nel settore dell’edilizia sono stati a mio parere molto sentiti: si è accelerata la ricerca verso nuove tipologie di materiali che offrono migliori caratteristiche (in particolare nel settore dell’impermeabilizzazione e della coibentazione), le case di software si sono dilettate nell’elaborazione di nuovi programmi che permettono di calcolare quanto “consuma” ogni edificio, i professionisti sono costretti a progettare valutando con maggiore attenzione le caratteristiche energetiche dei materiali.

In questo contesto introduco la mia esperienza personale: nei giorni scorsi sono stato a visitare il SAIE 2007, la fiera nazionale dell’edilizia, svoltasi a Bologna, nella quale sono presenti numerosi espositori che presentano i loro nuovi prodotti. Da questo salone dell’edilizia ho potuto constatare come il mercato si stia adeguando a seguire un’ottica del risparmio energetico; innanzitutto questo è evidente nel grande successo che sta avendo il legno; pur non essendo mai andato in disuso, in questo ultimo periodo il mercato del legno ha avuto una notevole accelerata grazie al suo impiego non più limitato al carattere decorativo e strutturale, ma anche come materiale che coibenta, che garantisce, accoppiato con altri materiali, un ottimo livello di impermeabilizzazione, e che risulta essere molto più efficace del calcestruzzo armato e in certi casi anche più economico. Un altro materiale tipico dell’edilizia, il laterizio, si sta adeguando a garantire un miglior risparmio energetico; infatti le industrie produttrici di mattoni realizzano prodotti che hanno un miglior assorbimento acustico, in modo da evitare la propagazione dei rumori, e una migliore impermeabilizzazione termica.

Tutte queste modifiche nei materiali e nel modo di progettare hanno fatto nascere il concetto di bioedilizia, che nasce sia per garantire un miglior risparmio energetico, ma anche per migliorare l’impatto che hanno certe strutture sull’ambiente grazie all’utilizzo di materiali sempre più “naturali” e meno “industriali”. Detto questo sembra che la bioedilizia sia la soluzione migliore e rappresenti il futuro dell’edilizia. Ma quanto può durare un’opera realizzata con materiali naturali? Quanta manutenzione è necessaria affinchè queste opere continuino a garantire un buon risparmio energetico? Da questi quesiti è evidente che c’è ancora molto da scoprire in questo settore e credo ci vorrà ancora molto tempo prima di poter vedere una diffusione consistente di costruzioni realizzate in questa maniera. L’importante è continuare sempre a migliorarsi.

Federico Filon via Marketing Arena.it

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Una vespa “ultramoderna”

Agosto 10, 2007

Via http://blog.merlinox.com segnaliamo la vespa multimediale, creata da Quang Nguyen, ospita un monitor touch screen e un vero pc con tanto di windows xp.. fantastico!

Che il vintage automoto sia una tendenza radicata lo dimostrano anche i prezzi di questi modelli. Disponibili anche divertenti personalizzazioni. :-)

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invio cataloghi e applicativi ai clienti

Agosto 6, 2007

Segnalo questo link http://www.telecomitalia.it/cgi-bin/tiportale/TIPortale/ep/contentView.do?tabId=2&pageTypeId=-12157&LANG=IT&channelId=-12206&programId=26385&programPage=/ep/program/editorial.jsp&contentId=31007&contentType=EDITORIAL

in cui si parla di una nuova tecnologia, l’evoluzione del walkie-talkie, che permette di trasmettere file di grosse dimensioni e multimediali oltre che traffico voce. Per l’economia delle nostre ricerche forse serve poco ma in ottica di interazione è un’idea da esporre: oltre ad avere il catalogo on line, se passo davanti ad un negozio, o meglio se lo vedo in una mappa street view posso chiedere che me lo mandino all’istante :-)

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Va di moda il micro-blogging d’assalto

Agosto 4, 2007

La moda del momento si chiama micro-blogging, in ordine di notorietà:

Twitter

Jaiku

Tumblr

Oltre ai nomi impossibili, queste piattaforme hanno altro in comune: si tratta di strumenti di microblogging utilizzati da molti blogger conosciuti (es minimarketing) la cui funzione principale consiste nell’ospitare dei nanopost che solitamente suonano come appunti, pensieri e piccole idee. I microblog hanno il vantaggio di poter essere aggiornati con facilità anche via cellulare e con ogni dispositivo mobile ma molti, sottoscritto compreso, sono scettici in materia (es. Marco Camisani Calzolari). Personalmente non credo che i micro blog siano inutili, credo però che il termine “micro blog” sia troppo azzardato, si tratta in realtà di post-it condivisi, e le domande in questo senso sono due:

- oltre a “sono in doccia” e “vado a letto” non è detto che tutti i pensieri possano e debbano essere condivisi

- i post corti sui blog non sono un delitto (anzi..)

E’ quindi un target di nicchia quello che potrebbe e dovrebbe tenere un twitter o similare, diversi autori lo integrano nel blog come strumento di “connettività totale” ma la discussione in merito è aperta.

A proposito di twitter eccellenti ho origliato l’esistenza di quello di Veltroni, eccolo. Giudicate voi

In conclusione, ne abbiamo bisogno?

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Un nuovo ruolo per superhub

Agosto 4, 2007

Da oggi si cambia, almeno in parte. Superhub integra l’idea iniziale di studio di fisica delle reti (troppo complicato per 3 post a settimana) con una più terrena ottica di indagine sui modelli di business per il web 2.0. Il blog è fatto ed era inutile aprire l’ennesimo, buttandone la pur semplice struttura. Per questo da oggi avremo qualche sorpresa in termini di nuovi autori e temi, la pagina risorse sarà più corposa e i post più frequenti. Superhub diventa quindi un blog di lavoro, non perderemo però il piacere della condivisione!

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Superhub non è morto

Luglio 1, 2007

Sono passati quasi due mesi dall’ultimo articolo.. ma non siamo morti. Come sapete questo blog è un esperimento complesso perchè i temi trattati sono duri a comprendersi ed ogni post implica un processo di apprendimento anche per chi scrive. Torneremo prestissimo con un post sull’acqua!

 Giorgio

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La rete e il porno

Maggio 19, 2007

 Che numeri ragazzi!

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Dov’è il tasto upload nella tesi?

Maggio 11, 2007

 Sto scrivendo, per la seconda volta in 5 anni, la tesi. Questa volta le cose sono un pò diverse.. essendo una tesi specialistica il carico di lavoro è più importante e per questo giro l’Italia in cerca di esperti di motori di ricerca a cui rompere le scatole. E’ molto divertente questa indagine perchè si scoprono un sacco di cose e si trovano un sacco di contatti.. quello che mi ha stupito di più però non è l’approccio più approfondito al tema (è normale) quanto piuttosto la continua necessità di aggiornamento che la mia tesi richiede.

Dov’è il tasto upload? Me lo chiedo spesso perchè interpreto la mia tesi come un blog. In continuazione vengono proposti nuovi studi e nuove ricerche, impossibile stare dietro all’overload informativo che ci pervade, che fare quindi? Credo che oggi lavorare ad una tesi sull’innovazione possa significare solo portare avanti un lavoro di sintesi, dare delle linee guida evolutive a uno o due anni per cercare di dare al proprio lavoro una degna consistenza. Credo che tutto questo sia fattibile, saranno condensati molti concetti, anche scommesse, in 30 pagine (quelle finali) e tutto il resto sarà racconto e descrizione di quello che fino a oggi stato ma che domani potrebbe non essere più. “Siamo sempre in beta”, dice qualcuno. Forse l’idea di una tesi 2.0 è tutt’altro che sbagliata e sono le tesi 1.0 a non reggere più. Che ne dite?

 I credits per la fantastica immagine sono di http://www.buyermete.com/public/home/tesi.jpg

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Cosa sono le reti neurali?

Maggio 1, 2007

 Iniziamo a toglierci un pò di soddisfazioni, mi sono sempre chiesto cosa sono le reti neurali, la mia università ci fa un corso ed era quindi necessario capire..

Partiamo da wikipedia:

Una rete neurale è un insieme di neuroni biologici tra loro interconnessi.

Nell’uso moderno si intende però di solito con rete neurale una rete di neuroni artificiali, che cerca di simulare il funzionamento dei neuroni all’interno di un sistema informatico. Può essere composta sia da programmi che da hardware dedicato. Spesso viene utilizzata in congiunzione alla logica fuzzy.

E proviamo ad approfondire traducendo in post la lunga digressione by wikipedia.. da quanto capisco i neuroni sono degli elementi computazionali che hanno un’abilità particolare, modificano la loro configurazione in base agli stimoli esterni, in una parola apprendimento. Qualcuno sta cercando di imparare dalla biologia e dalla natura replicando questa struttura con modelli artificiali.

 Come funziona un neurone? Ancora wiki:

Tipicamente un neurone è costituito di 3 parti principali: il soma (corpo cellulare), l’assone (linea di uscita del neurone unica ma che si dirama in migliaia di rami) e il dendrite (linea di entrata del neurone che riceve segnali in ingresso da altri assoni tramite sinapsi). Il corpo cellulare fa una “somma pesata” (integrazione) dei segnali in ingresso. Se il risultato eccede un certo valore di soglia allora il neurone si attiva ed è prodotto un “potenziale di azione” che è mandato all’assone. Se il risultato non eccede il valore di soglia, il neurone rimane in uno stato di riposo. Una rete neurale artificiale riceve segnali esterni su uno strato di nodi (unità di elaborazione) d’ingresso, ciascuno dei quali è collegato con numerosi nodi interni, organizzati in più livelli. Ogni nodo elabora i segnali ricevuti e trasmette il risultato a nodi successivi.

Il bello delle reti neurali è la capacità di trattare molti dati, la resistenza al rumore (in parole povere, che sono le uniche che conosco, se salta un nodo della rete la rete tiene) e la possibilità di avere in input dati trattabili con algoritmi neurali con cui funzionano a meraviglia, per i difetti mi affido di nuovo a wikipedia, molto chiara:

modelli prodotti dalle reti neurali, anche se molto efficienti, non sono spiegabili in linguaggio simbolico umano: i risultati vanno accettati “così come sono”, da cui anche la definizione inglese delle reti neurali come “black box”. Come per qualsiasi algoritmo di modellazione, anche le reti neurali sono efficienti solo se le variabili predittive sono scelte con cura. Non sono in grado di trattare in modo efficiente variabili di tipo categorico (per esempio, il nome della città) con molti valori diversi. Necessitano di una fase di addestramento del sistema che fissi i pesi dei singoli Neuroni e questa fase può richiedere molto tempo, se il numero dei record e delle variabili analizzate è molto grande. Non esistono teoremi o modelli che permettano di definire la rete ottima, quindi la riuscita di una rete dipende molto dall’esperienza del creatore.

Utilizzi: finanza, meteorologia, bioinformatica

Di recente il concetto è salito alla ribalta dopo che l’ENEA ha deciso di utilizzare le reti neurali per prevedere i livelli di smog, ne parla punto informatico qui.

 Insomma, un concetto tutto da approfondire..

wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_neurale

Per una interessante introduzione alle reti neurali: http://www.hyperlabs.net/neurale/introduzione.pdf

per l’immagine: http://www.daviddarling.info

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Un attacco net based a google

Aprile 30, 2007

“Le reti sono espressione di una dinamica coevolutiva di macchine meccaniche, biologiche e significanti: la tecnologia è meticcia per nascita. Creare reti significa infatti collegare macchine di vario tipo; significa creare metodi di condivisione, metodi di traduzione, metodi di scambio: non è possibile rimanere chiusi in sé stessi, è necessario mettersi in gioco e cambiare. C’è bisogno di ricerca e di analisi competenti; la denuncia dei meccanismi del dominio tecnocratico urge più che mai. Abdicare al pensiero critico equivale invece a soccombere alle paranoie del controllo, che pure si fa sempre più pervasivo. È possibile utilizzare in senso paradigmatico la storia di Google per tracciare vie di fuga non ingenue, per immaginare pratiche di autogestione delle tecnologie. Google è infatti il punto d’incontro fra lo stile meritocratico dell’accademia, la spinta all’innovazione a ogni costo e il capitalismo finanziario più avanzato. È l’occasione giusta per sviluppare reti autonome e decentrate, per contrapporre il desiderio di “esplorare” e “percorrere” le reti alla necessità di “accedere” ai dati, per focalizzare l’attenzione sul percorso invece che sul risultato.”

Da ippolita.net, “the dark side of google”.

 Che ne pensate?