Il primo articolo di super hub è in realtà un collage di presi e ripresi che però merita di non perdersi. Tutto nasce da un mio articolo sugli hub, pubblicato su marketingarena. Segue reazione di Mauro Lupi, segue reazione ed allargamento del concetto da parte di web working. Segue mio commento che incollo qui.
(…) Mi rendo conto che il tema è molto complesso ma è proprio sulla complessità che, secondo me, si gioca tutto. Il problema che Barabasi pone in modo scientifico è ben reso operativamente, applicato a google, dal gruppo ippolita che qui http://www.ippolita.net/google spiega senza buonismi come la complessità delle reti non può essere irrisa dal miglior argorimo se non con espedienti di semplificazione che chiamiamo filtri che reggono il gioco. Sarebbe interessante capire quanto i filtri contribuiscono alla ricerca. Il dato, portato da Barabasi, che 6 pagine su 10 non sono note ai motori di ricerca non può passare inosservato, è sconcertante! Ciò che resta da comprendere a mio avviso è il passaggio da singolo nodo a hub e come “sfruttare” gli hub per ingrossare i nodi in maniera differente dall’evoluzione normale e prevedibile. L’acquisto di link, ad esempio, è pratica comune e se un pr 8 (hub) per 300 euro al mese linka un pr 1 siamo di fronte ad un hub che, forzato, modifica la morfologia (o topologia?) della rete che lo sottende. Come inserire questo concetto nella scienza delle reti? Quale rapporto con la democrazia? Quanto influiscono questi strumenti di interferenza (acquisto link) nel web? Ne esistono altri (link love etc..)?
Questo commento è in realtà un punto di partenza per discutere di web, motori, reti, in termini scientifici cosa può significare?

